Tragedia della follia, ma niente strumentalizzazioni

14 12 2011

(Aggiornato al 20/12/11, scorrere in fondo per le ultime notizie sul fatto)

Firenze: CasaPound Italia, immane tragedia della follia, quattro persone morte senza motivo

Roma, 13 dicembre .- ‘’Gianluca Casseri era un simpatizzante di CasaPound Italia, come altre centinaia di persone in Toscana, e altre migliaia in tutta Italia, alle quali, come del resto avviene in tutti i movimenti e le associazioni e non solo in Cpi, non siamo soliti chiedere la patente di sanità mentale. Casseri non era un militante della nostra associazione, frequentava talvolta la sede di Pistoia e non abbiamo motivo per tenerlo nascosto. Oggi si è consumata una immane tragedia della follia, e quattro persone sono morte senza motivo, ma se è avvenuta vogliamo ricordare che è anche perché questo Stato non è in grado di fornire alcuna protezione e assistenza ai suoi figli più deboli’’. Lo afferma CasaPound Italia in una nota.

“Quando c’è da dire che Casa Pound sbaglia si dice, ma da qui a dire che la resposabilità penale e personale di un killer debba essere assegnata a tutti quelli che frequentano un centro sociale di destra credo sia sbagliato”

-Matteo Renzi, sindaco di Firenze e uomo libero-

Gianluca Iannone, presidente di CasaPound Italia, intervistato da Lucia Annunziata su Rai3 (13 dicembre 2011)


Firenze: CasaPound Italia, nel dna di Cpi non è contemplata xenofobia

Roma, 13 dic.  – ”Nel dna di CasaPound Italia la xenofobia non è contemplata, così come non ha luogo di esistere la violenza discriminatoria, tanto che mai a nessuno di noi è stata contestata una qualche aggravante per motivi razziali, etnici o religiosi. Al contrario, abbiamo provveduto negli anni a sporgere querela contro centinaia di articoli di giornale, comunicati di partito e blog ogni qual volta ci hanno accusato di essere razzisti, omofobi, xenofobi o responsabili di atti di discriminazione violenta”. Lo afferma CasaPound Italia in una nota, ”diffidando chiunque dal mettere in relazione la tragedia della follia che ha provocato quattro morti oggi a Firenze con le attività politiche portate avanti dal movimento”. ‘

‘Sull’immigrazione – spiega Cpi – abbiamo una posizione precisa, razionale, che non apre il varco a fraintendimenti di sorta né a derive violente. Siamo contrari al fenomeno dell’immigrazione di massa, coltello che taglia da entrambi i lati, che sradica e umilia tanto l’ospite che l’ospitante, ma nello stesso tempo, come è nostro costume, lontani dall’idea di trovare facili capri espiatori, partiamo da un dato di realtà e cerchiamo sempre e comunque il confronto, anche con le comunità di immigrati”.

”D’altra parte – aggiunge Cpi – la stessa sede centrale di CasaPound Italia è in piena ‘Chinatown’ romana, e questo non ha mai provocato problemi di alcun genere. Anzi, proprio con la comunità cinese della Capitale il 19 dicembre abbiamo in programma un incontro pubblico per confrontarci su come si possa collaborare per rendere maggiormente vivibile il quartiere che ci ospita, l’Esquilino. Questo è lo stile di CasaPound Italia, uno stile che talvolta ci ha anche alienato qualche simpatia nel mondo della destra radicale, ma che rivendichiamo con orgoglio, consapevolezza e nessun rimpianto o nostalgia”.



Alcuni articoli del 14 dicembre 2011:

Intervista (filmato) a Saverio di Giulio, responsabile di CasaPound Firenze (13 dicembre 2011)
La lettera inviata al Sindaco di Firenze Matteo Renzi ed all’ambasciatore del Senegal a Roma
La richiesta di CasaPound Italia per un incontro con la comunità senegalese fiorentina
Minacce di morte per CasaPound in centro a Padova
Da “Il Fatto Quotidiano”: CasaPound e i fascisti del terzo millennio



Ed ecco qui la vera violenza di marca politica, quella dei centri sociali antifascisti:

Roma, da centri sociali petardi verso CasaPound, respinti da polizia
Roma, 14 dic. – (Adnkronos) – Momenti di tensione al corteo degli immigrati senegalesi promosso all’Esquilino per esprimere solidarieta’ ai connazionali uccisi ieri a Firenze. A quanto si apprende, gruppi di inflitrati dei centri sociali, che dopo aver esploso alcuni petardi tentavano di arrivare da piazza Vittorio alla sede di CasaPound, in via Napoleone III, sono stati bloccati dai comparti della polizia. I manifestanti sono stati respinti e dispersi dagli agenti.

ESQUILINO, GRUPPO CENTRI SOCIALI VERSO SEDE CASAPOUND: PETARDI CONTRO PS -2- (OMNIROMA) Roma, 14 DIC – (SEGUE). Secondo quanto si è appreso, a lanciare sassi contro le forze dell’ordine, nei pressi della sede di Casapound, sono stati alcune decine di giovani vestiti di nero e incappucciati che urlavano slogan «Camerata, basco nero, il tuo posto è al cimitero». In strada, cassonetti rivoltati e numerosi sassi lanciati contro le schieramento di polizia e carabinieri. Nei pressi del palazzo del movimento di destra, presidiato da una decina di camionette delle forze dell’ordine, anche qualche cappellino nero probabilmente perso durante il blitz. Secondo gli investigatori a compiere l’azione sarebbero stati giovani appartenenti ai centri sociali.


Una cinquantina di ridicoli antifascisti romani, mentre tirano bombe carta ben nascosti dietro i reparti mobili delle forze dell’ordine



Intervista ad Andrea Antonini, vicepresidente di CasaPound Italia, sotto CasaPound la sera della buffonata antifascista

Articoli del 15 e 16 dicembre 2011:



“Niente è così stupido e poco italiano come l’intolleranza, il disprezzo preconcetto verso gli stranieri, e il volersi chiudere nel guscio.
Non c’è nulla di meno italiano del ripudio a priori d’ogni sapienza, esperienza, eccellenza straniera.
Non c’è invece nulla di più anticamente, tradizionalmente, permanentemente italiano dell’accogliere, assimilare, ripensare, riplasmare ogni sapienza, esperienza, eccellenza”.

(Berto Ricci)


pubblicato sul Corriere di Siena, 16 dicembre 2011 – pag. 7

“E’ più mio camerata un combattente del delta del Niger contro le multinazionali che affamano la sua terra che certi italiani che si dichiarano fascisti e non hanno il minimo senso della vita”.
[cit. Rutilio Sermonti]


Il capo della comunità senegalese incontra i ragazzi di CasaPound Bari in manifestazione di piazza


Articoli del 17-18-19 dicembre 2011:

Il comunicato stampa della Comunità Somala
La Comunità senegalese di Bari incontra CasaPound in una manifestazione in pubblica piazza
“Nessuno tocchi CasaPound” da enricoberlinguer.it

“Cori e slogan dei centri sociali di sinistra contro CasaPound e Casaggì al corteo di Firenze” da Il Sito di Firenze
Strage di Firenze, intervista a Iannone su IslamOnline

CasaPound interviene all’assemblea dei Radicali
“Strage Firenze: CasaPound, no alla mafia e agli stupratori seriali, sciogliere il Pd”
Video de L’Infedele di Gad Lerner, presente in studio Andrea Antonini vicepresidente di CasaPound Italia



C’è bisogno di didascalie?

“Intollerante è chi fomenta l’odio politico”
CasaPound Siena querela chi l’accosta ai killer di Firenze

Siena, 20 dicembre – CasaPound Siena informa della presentazione di querele nei confronti dei responsabili di dichiarazioni infamanti, che la accostano ai recenti fatti di Firenze e ad episodi discriminatori. “Grazie alla tradizionale intelligenza della classe politica senese di fronte ad episodi come l’infame omicidio dei senegalesi fiorentini, a Siena la strumentalizzazione politica è rimasta limitata ai ghettizzati ambienti dell’estrema sinistra antifascista, tanto amati dai senesi per lo spaccio di stupefacenti, la protezione di pluripregiudicati e per le piacevoli notti di Pantaneto, Duprè e Angiolieri”.

“Rigettiamo ogni etichetta razzista o discriminatoria: lo dimostrano le nostre stesse attività – così dichiara Gabriele Taddei, responsabile provinciale per Siena di CasaPound Italia – Quest’anno vediamo partecipare una ragazza marocchina al corso gratuito di chitarra, due ragazzi albanesi ed uno tunisino tesserati e goleador della nostra squadra di calcetto, un’altra ragazza albanese frequenta i nostri corsi di pesistica, senza parlare delle nostre feste, cui partecipano persone di ogni razza e religione. CasaPound ha una Onlus, Solidarité-Identités, impegnata con le minoranze del Kosovo, Karen in Birmania e le popolazioni del Kenya e proprio ieri si è tenuta a CasaPound Roma una conferenza con i dirigenti della comunita cinese. Sabato a Bari la comunità senegalese ha incontrato la nostra sezione pugliese in una manifestazione di piazza, mentre è in programma un incontro con quella fiorentina”.

“Questi sedicenti pacifisti antifascisti sono invece i diretti responsabili, condannati per circa 300 aggressioni ai militanti ed assalti contro sedi di CasaPound in tutta Italia, fomentatori dell’odio politico e strumentalizzatori di ragazzi assassinati. Nell’assalto a CasaPound Pistoia i condannati in primo grado sono tutti appartenenti all’estrema sinistra, mentre a Siena gli unici attacchi a sfondo politico sono stati a senso unico con decine di danneggiamenti alla nostra sede, l’aggressione nei confronti della mia persona stessa e di nostre militanti aggredite da più persone presso il, finalmente chiuso, noto bar di Pantaneto e minacce di morte, tutte documentate dalle forze dell’ordine”. Cpi termina con un appello alla popolazione: “ghettizziamo i fomentatori di odio, basta con la politica degli anti”.



Comunicati stampa di Idv e dell’Assemblea Beni Comuni pubblicati da Valdelsa.net, che verranno querelati per diffamazione









pubblicato dal Corriere di Siena, 20 dicembre 2011 – pag. 3





Il razzismo dei burattini

12 01 2010

Gli stupidi sono quasi sempre presuntuosi; i presuntuosi sono sempre arroganti. Quelli che subiscono l’arroganza dei presuntuosi  generalmente maturano dei complessi e si sentono in colpa; non si sa di che cosa ma si sentono in colpa. Molti di quelli che si sentono in colpa si sperticano per mondarsi e dimostrare agli arroganti e ai presuntuosi che sono in sintonia con loro: e così alimentano la stupidità generale che si fa sistematica e violenta.
Questo circolo vizioso si dipana immancabilmente in democrazia e quando la democrazia si munisce di una forte tecnologia mediatica, diventa ossessivo.
Non c’è tregua e non c’è eccezione.

Rosarno

Così a Rosarno. Lì gli immigrati si sono ribellati a delle condizioni ignobili di sfruttamento capitalistico. Bastava notare questo e ragionarci su. Invece gli stupidi, i presuntuosi, gli arroganti e i complessati ne hanno fatto tutta un’altra storia.
Gli immigrati sono divenuti dei Robin Hood che si sarebbero ribellati alla n’drangheta, la quale n’drangheta è così divenuta praticamente da sola la causa di uno sfruttamento capitalista e multinazionale. Per giunta, durante questa semplificazione grottesca nessuno ha perso un solo istante a riflettere sul fatto che per anni gli schiavi immigrati si sono offerti alla n’drangheta accettando condizioni salariali che mettevano fuori gioco la mano d’opera locale. Finché c’era comunanza d’interessi a danno terzi andava bene, ora che la situazione è cambiata noi facciamo di questi schiavi volontari, che sono alcune delle tante vittime del capitalismo e del mondialismo, dei campioni di giustizia sociale. E iniziamo a colpevolizzarci noi stessi, neanche fossimo gli americani che gli schiavi li hanno portati lì a forza.
E negli scontri tra poveri, tra la gente di Rosarno e gli immigrati, cosa facciamo? Accogliamo le pretese degli stupidi, dei presuntuosi, degli arroganti e dei complessati e puntiamo l’indice sugli abitanti di Rosarno che diventano in un colpo solo tutti affiliati alla n’drangheta, razzisti e insensibili. E si parla di “caccia al nero” evitando accuratamente di dare la parola ai calabresi e di registrare la caccia al bianco che ha avuto incontestabilmente luogo e, tra l’altro, in casa dei calabresi. Perché, non dimentichiamolo, stiamo parlando della loro terra, la loro.
Ma non c’è posto per la realtà, per la verità e per il buon senso. Dobbiamo dar spazio alle parole idiote o in mala fede dei vari cardinal Bertone, preoccupati per la perdita di dividendi nel caso saltasse il sistema schiavistico, e dei sedicenti rappresentanti di un  presunto popolo del net che annuncia manifestazioni penose, colorate e americane per protestare contro il “razzismo”. Non contro il capitalismo, non contro lo schiavismo, non contro la guerra dei poveri, ma contro quello che si vuole a tutti i costi vedere nelle reazioni emotive di chi subisce il paradiso global.  Perché non interessa affatto agli idioti, ai presuntuosi, agli arroganti e ai complessati, di affrontare e provare a risolvere i problemi: essi debbono pontificare e scomunicare, come potrebbero altrimenti ergersi visto che non hanno statura?

Balotelli

Rosarno chiama Balotelli. Questo giovane arrogante e viziato che passa le sue giornate a mancare di rispetto agli allenatori propri e ad insultare i tifosi altrui e che viene subissato ovunque da fischi, ha deciso che la gente non ce l’ha con lui perché è irritante e insolente ma perché è nero. Come se in Italia non ce ne fossero di giocatori neri. E non c’è giornata in cui quest’individuo scenda in campo senza lamentarsi del razzismo. E sì che è stato smentito da tutti; persino dal suo allenatore e dai tanti giocatori di pelle nera  interpellati in merito. E’ stato addirittura multato dopo le sue malevole e insultanti invenzioni su Chievo-Inter. Ma questa evidente sputtanata del discolo da parte di tutti gli addetti ai lavori non piace agli stupidi, agli arroganti, ai presuntuosi e ai complessati che insistono. Tanto dall’imporre, proprio questa domenica, la minaccia di sospensione delle partite future per indecifrabili cori razzisti che non si sa chi mai dovrebbe documentare e su quali basi.
Come potrebbero, altrimenti, i maestri e i pontefici della stupida, arrogante, presuntuosa e complessata, ideologia del “politicamente corretto” continuare ad atteggiarsi a giustizieri della notte se dovessero ammettere la verità e cioè che non ci sono masse in preda a pregiudizi che attendono di essere educate dai commissari politici? C’è bisogno di loro, gente; noi dobbiamo essere trinariciuti e oscurantisti mentre gli arroganti, i presuntuosi, i complessati, ci devono illuminare per farci partecipi della loro immensa – ma “buonista” – stupidità.
Tanto rumore per nulla, direbbe Shakespeare. Tanto rumore da parte delle nullità aggiungo io.

Laggiù nel Maine

Cosa affermo dunque, che non c’è razzismo?
Sarei un pazzo a sostenere qualcosa del genere, il razzismo dilaga.
Proprio l’altro giorno in Usa, nello Stato del Maine, una donna che aveva ucciso il marito nel sonno è stata scarcerata e assolta “perché il fatto non sussiste”. Il giudice ha ritenuto che non dovesse pagare per il suo delitto perché il marito era “la personificazione stessa del male”. Un’affermazione di razzismo allo stadio puro, palese ed estremo che non si sente pronunciare neppure nei peggiori polpettoni holliwoodiani di caricatura sul Terzo Reich. E perché mai era la personificazione del male l’uomo assassinato dalla moglie? Ma perché possedeva dei ritratti di Hitler ergo era “potenzialmente” terrorista, forse anche predisposto alla pedopornografia e doveva sicuramente essere un violento. Non invento nulla.
Cosa diranno ora tutti quelli dei braccialetti gialli, degli scioperi antirazzisti, del “chiudiamo le curve di calcio”? Si mobiliteranno contro il razzismo demenziale e forsennato del giudice del Maine o s’identificheranno piuttosto, cosa di cui sono certo, nel suo modo di amministrare la giustizia? Ovvero nel permettere che un uomo venga ucciso nel sonno e che  la sua assassina se ne vada in giro libera perché la vittima appartiene a una categoria che viene esclusa dalla dignità politica e sociale. Non dalla nazione, non dalle stesse leggi americane, sia chiaro, ma dalla dittatura indistrurbata e farneticante degli stupidi.
Il razzimo degli altri e quello mio
Non c’è il razzismo che ci dipingono e per cui ogni giorno suonano l’allarme, ma ce n’è un altro, molto più forte, pericoloso e distruttivo, ed è quello che viene mosso, con l’intolleranza dei “tolleranti” e con la malvagità dei “buonisti”, verso tutti quelli che non si conformano all’omologazione totale. Lo si nota ogni giorno che passa; e non è un razzismo a senso unico perché  vige nei confronti di chiunque, di qualsiasi cultura politica o schieramento,  non si uniformi alla banalità ed  esprima qualche nota di colore, qualche suono, qualche immagine, qualche pensiero che non sia preconfezionato. Contro chiunque non sia appeso ai fili e non sia, per giunta, convinto che il suo essere burattino lo innalzi allo stato della libertà, così come gli ripetono ogni giorno i suoi compagni di baracca.
A dilagare oggi ovunque è questo razzismo, il razzismo violentissimo dei burattini contro chiunque osi manifestare il desiderio di continuare ad essere uomo.
Come ce ne si libera? Assumendone e  proclamandone ad alta voce un altro, quello che non esito a definire mio: il razzismo contro gli arroganti, i presuntuosi, i complessati e la loro immensa stupidità.
Facciamo nostro l’indovinatissimo slogan del Blocco Studentesco: odiamo gli stupidi!
Oggi più che mai ce n’è bisogno, domani potrebbe essere troppo tardi.

di Gabriele Adinolfi





Ci siamo

9 01 2010


E’ altissima la tensione a Rosarno, in Calabria, per gli scontri tra immigrati e residenti. All’indomani della rivolta degli extracomunitari, due stranieri sono stati gambizzati da ignoti e altri due sono stati feriti a colpi di spranghe e bastoni. L’ultimo bilancio degli incidenti, fornito dal prefetto di Reggio Calabria, Luigi Varratta, sale a 37 feriti: 19 extracomunitari e 18 uomini delle forze dell’ordine. Uno dei feriti a colpi di spranga sulla statale 18 è in gravi condizioni, sottoposto a intervento chirurgico e ricoverato in codice rosso, in neurochirurgia a Reggio Calabria. Grave anche un altro extracomunitario ferito a colpi di spranghe, mentre il Prefetto ha confermato che gli ultimi feriti a colpi di arma da fuoco caricati a pallini non destano preoccupazioni. Secondo quanto riferisce l’Ansa, almeno cinque immigrati sono rimasti feriti in modo non grave dopo essere stati investiti da auto guidate da italiani. Lo si apprende da fonti investigative, secondo cui gli incidenti sarebbero avvenuti in prossimità dei posti di blocco attuati dagli abitanti del posto. In un caso i responsabili dell’investimento sono stati fermati dai carabinieri. Otto gli arresti: sette cittadini extracomunitari accusati di devastazione, rissa e violenza a pubblico ufficiale, e uno degli italiani che ha tentato di investire gli stranieri con l’escavatore, ferendone uno. L’accusa per lui è di tentato omicidio. Ulteriori momenti di tensione si sono vissuti, in serata, in località Bosco di Rosarno quando alcuni abitanti della zona hanno cercato di avvicinarsi e accerchiare la struttura ex Esac dove sono accampate centinaia di immigrati e cercando di arrivare allo scontro con loro. Ne è scaturita una fitta sassaiola.
Nel primo pomeriggio di ieri centinaia di extracomunitari, tra i quali alcuni giunti dalle zone vicine, scortati in testa e in coda dalle forze dell’ordine hanno raggiunto in corteo il municipio scandendo slogan di protesta. In precedenza alcuni abitanti di Rosarno avevano raggiunto la zona antistante il municipio. Erano venuti a contatto con gli immigrati e avevano provato a inseguirli e malmenarli. Un uomo ha sparato dal terrazzo della sua casa due colpi di fucile in aria per difendere la moglie e le figlie che guardavano dal balcone e contro le quali erano stati lanciati sassi da alcuni immigrati che stavano transitando in corteo. Dopo i colpi, alcuni stranieri sono entrati nell’abitazione ma per protestare vivamente. Ci sono stati momenti di tensione tra un gruppo di abitanti e le forze dell’ordine dopo che un giovane era stato fermato perché stava litigando con un immigrato davanti al municipio. Gli animi si sono calmati dopo che il giovane è stato rilasciato.
In città gruppi di giovani hanno organizzato ronde spontanee: “Difendiamo la nostra città e le nostre case. Siamo a caccia degli africani: se vogliono lavorare restino, ma se non c’è lavoro, devono andare via”, dice qualcuno.Le tensioni tra immigrati e cittadini hanno provocato numerose reazioni politiche. Secondo il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, c’è stata “in tutti questi anni troppa tolleranza” verso l’immigrazione. Frasi che hanno scatenato le critiche dell’opposizione. Primo fra tutti, il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani: “Mi dispiace molto che il ministro dell’Interno non abbia perso l’occasione, anche questa volta, di fare lo scaricabarile sulla famosa immigrazione clandestina”. Ma anche il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, la pensa come Maroni: “Troppa tolleranza verso i clandestini. Lo Stato ha il dovere di fare rispettare le leggi, di fare rispettare le regole. Non può esserci tolleranza, specie per chi usa la violenza in maniera così evidente, per il solo fatto che è un immigrato”.
Il ministro Maroni riferirà su quanto sta accadendo a Rosarno martedì alle 17 al Senato.


Ci siamo: ecco a noi il paradiso multirazzista del capitalismo globale. Sappiamo chi dobbiamo ringraziare (capitalisti, progressisti, comunisti e clero) per la banlieusizzazione delle periferie, dove avremo solo odi, guerre tra poveri, multirazzismo; e anche per l’istituzione imminente di quartieri bunker per ricchi. Stiamo diventando americani, non europei ma occidentali. Stiamo diventando americani: sfruttati, disgregati socialmente e culturalmente, pronti a ucciderci tra etnie, clan e tribu, ma sempre disposti a fare i moralisti se entra in scena un ragazzino viziato come Balotelli che, in una società normale, sarebbe rimandato senza indugi in collegio. Ma non siamo in una società normale, sicché continueremo col tormentone Balotelli e intanto sui drammi apocalittici alla Rosarno ci divideremo tra chi colpevolizzerà gli immigrati e chi gli italiani; nessuno punterà l’indice dove dev’essere puntato ma, soprattutto, nessuno farà alcunché per uscire dal paradiso che mercanti di schiavi, millenaristi e internazionalisti, tutti insieme, ci hanno disegnato. Auguri gente: benvenuti nel wonderful world  dei vincitori del ’45: la loro opera si sta compiendo.


da Noreporter.org

Rosarno: manteniamo razionalità e senso delle gerarchie

Si dibatte su Rosarno tra  schieramenti contrapposti che ostentano eccessi emotivi.
Ritengo che angelizzare gli immigrati in rivolta,  tradisca qualche complesso forse inconsapevole, mentre demonizzarli angelizzando gli autoctoni, esprime invece qualche frustrazione.
E allora?
E allora riconoscere le motivazioni di tutti e soprattutto identificare le cause e le colpe a monte, fino a proporre soluzioni efficaci e strutturali, non deve significare lavarsene nel frattempo le mani, né porsi nel “giusto mezzo” dove solo pascolano i porci beati.
Con tutte le valutazioni caute, si deve tener conto che, comunque, quando tutto esplode, si contendono da un lato il genius loci e dall’altro quello global.
Dunque, senza lasciarsi ipnotizzare, e puntando ad una soluzione equa, giusta, condivisibile, che sottragga gli immigrati dalla schiavitù cui li hanno ridotti capitalismo e cattocomunismo, nelle priorità si devono sostenere innanzitutto gli abitanti di Rosarno. E’ imperativo ma non sufficiente il vedere le cose nella loro piatta attualità: bisogna intenderle anche nel loro evolversi: lo sbocco  sarà autentico o global.
Chi si lascia abbindolare dai Saviano e Santoro vari o dai magnaccia della Caritas e suona la litania della Capanna dello Zio Tom. oggi si lascia coinvolgere in un vero e proprio delitto contro il futuro, incoraggiando tra l’altro, con le sue amnesie selettive, il prosieguo di una terribile guerra tra poveri.
E se ne pentirà amaramente.


di Gabriele Adinolfi





Sproloqui

2 01 2010

CasaPound Siena interviene riguardo alle dichiarazioni del sedicente comitato a difesa degli aggressori della sede pistoiese del proprio movimento.
“Anche ieri la prolifica tastiera del fomentatore ha vomitato le sue parole di odio” – dichiara Gabriele Taddei, responsabile di CasaPound Siena – “Ormai attendiamo con ansia i comunicati di certi arlecchini che, non fossero pericolosi nella loro delirante pazzia, sarebbero parte di qualche cabaret o interpretabili dal Maccio Capatonda della situazione. Risulta infatti inquietante l’assunto da cui partono tali dichiarazioni: a detta di tali signori, infatti, i sei estremisti di sinistra in custodia cautelare e gli altri dieci denunciati, si troverebbero nei guai con la legge non per aver assaltato con caschi e bastoni la sede di un’associazione culturale e di promozione sociale, – il Circolo Agogè, affiliato a CasaPound Pistoia – per aver aggredito un militante ed un consigliere comunale al suo interno e per aver distrutto gli interni dell’associazione stessa, ma per la volontà di costituire un comitato contro le ronde. Esiste una ventina di persone colte sul fatto da decine di cittadini, affacciatisi alle finestre del quartiere e prontamente contattanti le forze dell’ordine, altrettante trovate secondo le forze dell’ordine con armi di ogni genere. Senza dilungarci su renitenze e reazioni a pubblici ufficiali, tutti fatti che verranno discussi in tribunale e nelle sedi atte allo scopo, risalta anche qui l’ideologizzazione di chi pretende di avere ogni sorta di immunità giudiziaria. Praticamente si ritiene che l’estremista di sinistra, antifascista militante, debba riunire sotto la sua persona contemporaneamente i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario per spazzare via un fantomatico e fantascientifico vento fascista che si abbatte sull’Italia. Nemmeno i commissari politici della Russia sovietica avevano tali poteri. Solo le formazioni assassine, stupratrici e devastatrici che hanno condotto l’Italia sull’orlo del baratro durante il Biennio rosso, i genocidi politici del secondo dopoguerra ed il terrorismo rosso degli anni di piombo assunsero queste prerogative, con la striscia di sangue che ne seguì e le tragedie che tutti noi abbiamo sotto gli occhi”. “CasaPound Italia attende democraticamente il processo” – termina la nota del movimento – “che si terrà probabilmente nel mese corrente, senza ergersi essa stessa a boia. Dopo sessant’anni di squallide repressioni ideologizzate, istigate dalla stategia della tensione promossa dal grande centro, ne abbiamo piene le scatole di chi specula sulla pelle dei giovani per costituire avamposti di potere”.


CasaPound Pistoia dopo l’aggressione antifascista dell’11 ottobre


pubblicato sul Corriere di Siena, 3 gennaio 2010 – pag. 13




Supponenza e Mito

25 12 2009

E’ la notte a cavallo fra il 24 e 25 Dicembre. Alla luce dei falò, allo scoccare della mezzanotte, un grido si leva dalla popolazione in festa, in una scena che oggi è rappresentata dal presepe: “Esultate, la Vergine ha partorito, la Luce rinasce”.
Ma nella familiarità di queste parole e di quest’ambientazione, qualcosa non torna. Non torna il fatto che, malgrado le apparenze, non siamo attorno all’anno zero (stando all’attuale calendario) e nemmeno in quel di Betlemme, nell’attuale Cisgiordania. E’ la celebrazione del Dio Horus, dei Saturnali romani o del Sol Invictus (il Sole che non muore, che non è sconfitto dalle tenebre). Ed è da qui che partono le attuali tradizioni, da una notte di festa, la più sacra dell’anno sulle sponde del Nilo (o nell’antica europa Celtica e Pagana come in altri luoghi del pianeta, compresa l’antica Roma) qualche migliaio di anni prima che il 25 Dicembre diventasse la nascita convenzionale di Gesù.
Una data convenzionale, si tratta esattamente di questo, calcolata a tavolino perché ricorresse nove mesi esatti dopo l’annunciazione, non suffragata da alcuna cronaca storica ed applicata nell’antica Roma a partire dall’anno 337 d.c. (decisa da Papa Giulio I°) per attribuire al natale Cristiano Cattolico, una connotazione storica ed una digeribilità maggiore nella sovrapposizione con le antiche religioni cui il popolo era abituato da millenni. Del resto, gli stessi Apostoli Matteo e Luca  – i maggiori biografi di Gesù – non parlano mai, nei loro scritti, della nascita del figlio di Dio, attribuendo ad essa una data certa.

Solo un calcolo quindi, per portare una mutazione e trasposizione di antichi riti ed usanze in qualcosa di diverso, di nuovo, di imposto per decreto imperiale. Basti pensare che le sètte Cristiane arcaiche calcolarono ben 136 possibili date per la nascita in questione. O che, ai giorni nostri, le chiese Cristiane Copte e Ortodosse festeggiano il Natale nel giorno che i Cristiani Cattolici destinano all’Epifania.

La Chiesa delle origini sovrappose le celebrazioni cristiane alle vecchie ricorrenze pagane. Per fare qualche veloce esempio: la festa di San Giorgio ha rimpiazzato l’antichissima festività della Parilia; i festeggiamenti di San Giovanni Battista hanno sostituito la festa dell’acqua, che era celebrata a mezz’estate; la festività dell’Assunzione della Vergine ha preso il posto delle celebrazioni di Diana. Halloween diventa la festa di Ognissanti e via di seguito, trasformando l’albero di Yule nell’albero di Natale e la rinascita del Sole nella nascita del Cristo.
E’ solo la storia relativamente recente a fare dei festeggiamenti del Natale la festa per eccellenza della Cristianità, attribuendole solo da pochi secoli quella solennità che conosciamo e permettendole di scavalcare, in ordine di importanza, quella Pasqua che era stata la massima festività cristiana per oltre mille anni ma che, nell’idea evolutiva e liturgica, conservava ancora un retaggio pericolosamente Ebraico.
Come se le origini giudaiche del Cristianesimo potessero essere taciute e nascoste, come se non fossero storia dimostrata e sotto gli occhi di tutti.
E che fosse la Pasqua ad avere la piazza d’onore in una religione che basa le sue fondamenta nel sacrificio, nella rinuncia, nella sofferenza non è cosa difficile da capire. Serviva un momento di gioia, di aggregazione. Nacque così il Natale, copiando qua e là nella storia.

Alle origini di tutto è l’osservazione delle stelle. E’ infatti nell’astronomia l’unica chiave di lettura che porta moltissime civiltà antiche a festeggiare la nascita dei propri Dei proprio nella data divenuta cristiana per eccellenza, il 25 Dicembre. Si va dall’egiziano e già citato Horus all’indo-persiano Mithra (detto il Salvatore), a Dioniso, Bacab nello Yucatan, ai babilonesi Tammuz e Shamash, fino alla divinità Maya Wiracocha. Cambiano i nomi, ma il legame è lo stesso ed è fatto di eventi astrologici e date calendariali e richiami al sole. E tutti nascono da una vergine. Nulla di nuovo all’orizzonte quindi, solo una strategia di marketing tesa ad inglobare ed annientare i culti precedenti, giungendo ad una Religione di Stato che fece la fortuna di alcuni imperatori romani.

Il Sol Invictus era una divinità solare di Emesa introdotta a Roma dall’imperatore Aureliano (270-275), che aveva costruito anche un tempio in suo onore nel campus Agrippae, l’attuale piazza San Silvestro. Nel culto del Sol Invictus confluirono la Mastruca celtica e il germanico Yule (ruota), con esplicito riferimento al sole. Lo stesso termine Yule (Anglo-Sassone Geola) significa Giogo dell’Anno, vale a dire il punto d’equilibrio esistente oltre il declino della luce del sole. Il periodo dello Yule inizia quindici giorni prima del Solstizio d’Inverno con la festa di San Niccolò, che è associato alla figura sciamanica dello stesso Odino e vede, nei suoi festeggiamenti, l’addobbo degli alberi, esattamente come nel Cristianesimo è usanza fare a Natale, solo che l’albero di Yule ha almeno tremila anni in più.

La nascita di Cristo, come si è detto, venne sostituita al giorno dedicato al culto del Sole perché i romani Cristiani, ignorando la data reale della nascita di Gesù (Cristo non è il nome ma un appellativo), fissarono la festa solenne al 25 Dicembre, il giorno dopo di quel solstizio d’inverno o Brumale, ossia quando i pagani celebravano, ogni anno, la nascita del Sole.
E le similitudini, orchestrate ad arte per rendere meno traumatica la sovrapposizione della nuova religione, non si fermano qui.

Qualche esempio. Mitra, nato come il Cristo, il 25 di Dicembre, fu pianto nella tomba dai suoi discepoli nel periodo che corrisponde alle festività pasquali. Essi, gioendo, affermavano: “Rallegratevi Iniziati; il vostro dio è risorto dalla morte. Le sue pene e le sue sofferenze saranno la vostra salvezza”. Il dio Attis, che era celebrato nell’antica Frigia con gli l’appellativi di “Figlio unigenito” e di “Salvatore”, era simbolizzato con un agnello ed era, per la Frigia, quello che Adone era per la Siria. Come per Adone, la sua morte e risurrezione erano, ogni anno in primavera, commemorate con una festa. Le cerimonie celebrate alla festa di Attis non sono perfettamente conosciute, sembra che la celebrazione della sua risurrezione seguisse immediatamente quella della sua morte”.
In Irlanda, la religione dei Celti celebrava il dio Samhein di cui si racconta che risorse dalla morte dopo tre giorni.
Il dio Bacco, ucciso dai Titani, veniva fatto risorgere da Giove, dopo tre giorni. Analogamente, sotto le altre sue sembianze di Dioniso fu detto: “Subito dopo la sua sepoltura, Egli risuscitò dalla morte e salì al cielo”.
Singolare il caso iconografico della divinità nordica di Baldur il bello, il Dio bianco, giusto e benefico, che i missionari cristiani trovano rassomigliare a Gesù. Solo che, date alla mano, è la raffigurazione pittorica occidentale a far assomigliare Gesù a Baldur, non il contrario.
Egli muore ucciso da una freccia scoccata dal cieco Hoerder, Dio delle tenebre. Questa freccia era fatta con legno di vischio. Baldur giace morto per 40 giorni, alla fine di questo periodo si risveglia e regna. L’allegoria qui è abbastanza chiara: a 68 gradi di latitudine il sole è morto per 40 giorni, ucciso dalle tenebre dell’inverno”.

L’operazione di Marketing vista fino ad ora si è spinta oltre e nell’iconografia classica ci ha presentato una sacra famiglia con tratti somatici europei, bianchi, con un Cristo addirittura biondo e con gli occhi azzurri. Una complessa operazione di lavaggio del cervello, che ha via via cancellato i culti più antichi, e che ha portato i fedeli a credersi gli unici depositari della verità assoluta, ignorando volutamente quello che la storia ci insegna. E, dimenticando addirittura quali fossero le vere origini della Sacra Famiglia, qualcuno si lamenta se altri attribuiscono alle statuette del presepe delle fattezze mediorientali.

Ricapitolando, il Natale è una festività, la più importante della Cristianità, che non ha una data certa, che si nutre di riti più antichi dai quali ne copia anche le tradizioni e gli eventi.
Tralasceremo volutamente quello che il Natale è diventato ai giorni nostri, l’intento era solo di dare chiarezza in quelle che sono le origini storiche della festa del 25 Dicembre.

L’attuale mercimonio perpetrato in nome del Natale, unito all’ipocrisia dell’essere più buoni ma solo in questi giorni, è un aspetto secondario e quasi irrilevante quando abbiamo da confrontarci con la cieca arroganza e la supponenza di chi prende per buona qualsiasi cosa narrata o scritta da altri uomini e di quelle parole ne fa oggetto di culto contro ogni dato di fatto storico o scientifico. Di chi crede di essere nel giusto, unico e solo depositario della verità assoluta. E in virtù di ciò disprezza le altre religioni e gli altri culti, svilendo gli altri credenti rei soltanto di seguire un altro Dio o un’altra tradizione.

Cosa aggiungere? Buon Natale – qualsiasi cosa esso rappresenti per voi – con l’augurio che sia festa ogni giorno, con il suo carico di bontà e di buoni propositi e che esso non sia più solo ipocrisia religiosa, comportamentale e commerciale.





Tonino tonino…

17 12 2009

“Tutte le tv stanno lavorando per criminalizzare l’IdV, Annozero, il gruppo Espresso, pure l’Unità: vogliono trovare gruppi e persone da colpire. Dietro questo atteggiamento ci sono chiari messaggi mafiosi. Chi deve capire poi capisce. Vogliono l’annientamento politico e fisico degli avversari politici”: così Antonio Di Pietro che, intervistato da l’Unità, accusa Berlusconi e maggioranza di fascismo e sottolinea il ruolo di Resistenza dell’Idv osservando che “senza partigiani non sarebbe stato possibile eliminare il Duce. All’osservazione che così non si abbassano i toni, il leader dell’Idv replica: “Loro li hanno alzati fino alle minacce fisiche, Cicchitto ha dato indicazioni sulle persone da colpire”. Per Di Pietro, “si scambia la vittima per l’aggressore, quando c’è un governo fascista e piduista per fortuna c’è qualcuno che inizia a fare resistenza”.

Al giornalista che obietta che in Italia non c’è il fascismo, Di Pietro risponde: “Scusi, ma quando c’era il Duce, la colpa era di chi denunciava o di chi limitava la libertà? Ci si poteva liberare di lui senza i partigiani?”. “La democrazia – osserva – c’è solo con la pluralità dell’informazione, e in Italia è controllata, la magistratura è ridotta all’impotenza, la Corte Costituzionale è accusata di guerra civile. L’unica differenza è che non c’è l’olio di ricino. Se c’è il fascismo prima o poi qualcuno spara”…  serve un nuovo Cln, anche con Casini, per liberarci dell’anomalia piduista. Io non abbandono il fronte”.

Alle aggressioni antifasciste che seguiranno puntualmente, agli assalti a incontri e gazebo,  agli attentati alle sedi, sarà opportuno ogni volta ricordare che Di Pietro  ne è inequivocabilmente il mandante morale. Spinge avanti pochi idioti che, tra l’altro, se non si fanno male, avranno guai giudiziari e lui incassa tranquillo.
Di gente squallida ce n’è tanta ma questi livelli non erano stati ancora raggiunti.
Continueranno  butrattinai, profeti e artefici di sventura di questo genere ad agire impuniti perché coperti da un passato in Magistratura? Quousque tandem?


da Noreporter.org

……… che poi:





Una risata vi seppellirà

2 12 2009

CasaPound Siena interviene in merito alle accuse ricevute da sedicenti lavoratori e frequentatori di un noto bar di Pantaneto.
“Stiamo veramente rasentando la pazzia.” – dichiara Gabriele Taddei, responsabile provinciale di CasaPound Italia – “Continua la campagna di odio e diffamazione nei confronti della nostra associazione ma, quel che più è grave, si continua a dare credito alla voce di pluripregiudicati, condannati per spaccio, locali malfamati e soggetti riconosciuti dalle stesse forze dell’ordine come socialmente pericolosi. In merito alle accuse una grassa risata è d’obbligo, considerata la fortissima presenza di polizia, carabinieri e quindi forze dell’ordine in generale che hanno giustamente presidiato i punti chiave della città per tutta la giornata di sabato, data la contemporaneità in brevi distanze del Premio Frajese, di un concerto ghetto per pochi intimi e della festa di beneficenza organizzata presso i locali della nostra sede, con ricavato a favore del settore pediatrico e di cooperative per disabili”. “In particolare” – continua il portavoce di CasaPound Siena – “le forze dell’ordine hanno presidiato via Stalloreggi alle sue due estremità, in modo da non permettere l’accesso o la fuoriuscita di persone dell’una o dell’altra parte nelle zone di svolgimento degli altri eventi. Rendendo grazie ai responsabili dei dispositivi di sicurezza organizzati nella giornata di sabato scorso, riteniamo quindi di far notare a certi personaggi che la mancanza di rispetto nei confronti dei senesi, il disprezzo per la città e per la convivenza civile dimostrato in particolare da certi frequentatori di Pantaneto e di via Duprè, non hanno colore politico ed è manovra turpe e vergognosa andare a cercarne uno. Il popolo si ribella nei confronti dei mali che lo circondano e la popolazione di Pantaneto ne ha probabilmente piene le scatole. Ragionino perciò su questo lorsignori, mentre si troveranno a sfogliare querele assieme ai loro amici, razzisti rossi ed intolleranti di mestiere, loro si che hanno dimostrato essere a libro paga di certi barbetta occhialuti e piagnucolosi”.

pubblicato sul Corriere di Siena, 3 dicembre 2009