Cartoline dalla Quarta Sponda

21 03 2011

 

Francia, Conferenza di pace di Parigi, Trattato di Versailles, 1919.
Woodrow Wilson, presidente degli Stati Uniti d’America, enuncia il principio di autodeterminazione dei popoli, sancendo il diritto di ogni entità etnica sottoposta a dominazione straniera ad ottenere l’indipendenza e scegliere autonomamente il proprio regime politico.
Viene calpestato definitivamente l’ideale imperiale. I grandi Imperi vengono smembrati in piccole nazioni sulla carta etnicamente omogenee, in realtà talmente frammiste da generare mostri tutt’oggi viventi.
Divide et impera, gli americani sbarcati per la prima volta in Europa ponevano le basi per la sua futura occupazione militare.

Più di cento interventi militari in tutti i continenti dal Trattato di Versailles, guerre aperte e non, interventi di forze speciali, bombardamenti, invasioni di terra, colpi di stato, nuclearizzazione di città, infiltrazioni, atti di terrorismo, uso di squadroni della morte, torture, violenze e calci negli stinchi. Tutti contrari allo spirito di autodeterminazione dei popoli stesso e da loro stessi enunciato, se non in caso di interesse favorevole.

Libia, 2011.
Gli americani, questa volta spinti dai francesi, attaccano la nazione guidata da Gheddafi, interferendo negli affari interni di uno stato sovrano.
I cugini d’oltralpe fanno da almeno due secoli il bello e cattivo tempo in Africa occidentale, dal Golfo di Guinea alla Tunisia tutto ciò che gira attorno al Sahara è cosa loro. L’Impero britannico in crisi nera e le rivoluzioni arabe teleguidate hanno aperto altri spazi e, appropriatisi silenziosamente del Ciad nelle scorse settimane, solo l’unica bandierina italiana nella zona fa(ceva) da muro alle aspirazioni francesi.

No, non è il solito articolo antimperialista e antiamericano con l’aggiunta dei mangiarane.
Anzi.
E’ un elogio.
Un elogio alla volontà di potenza.

L’autodeterminazione dei popoli non è giusta nè tantomeno un diritto.
E’ un dovere.
Il dovere che ogni popolo ha di essere forte ed esprimere la sua forza con la volontà, l’impeto e la vittoria.
Non con piagnistei al ‘palazzo di vetro’ o lagne degli esuli negli scarni sit-in occidentali.
L’autodeterminazione è il dovere di un popolo di sacrificarsi fino allo stremo per ottenere la libertà.
Chi non ne ha le qualità soccombe. Nessun diritto tiene.

L’Italia, così come decine di altre nazioni in Europa e nel resto del mondo, è occupata militarmente da settant’anni perchè di un popolo debole, che alla prova del destino si è gettato nelle mani degli anglosassoni con tradimento della Marina, boicottaggi industriali, monarchia, massonerie e clerici internazionalisti e terrorismo e brigantaggio rosso.
Onore a chi ha combattuto e resistito, ma siamo schiavi perchè deboli, non perchè il padrone è stronzo.

E allora niente piagnistei.
Vincono la volontà di potenza e l’unità nazionale.
Il fascio delle forze di un popolo che si protende all’interesse comune.

Possessori di una delle maggiori potenze navali del mondo e trampolino di lancio naturale per la Libia ed il nord Africa, non siamo stati capaci di realizzare per primi un blocco navale con pattugliamento aereo in quella Quarta Sponda che è praticamente casa nostra, di supremo interesse nazionale. Senza prendere parte ad una guerra civile che non è nostra, senza sparare una bomba, senza gettarci in una pugna inutile, lasciando pure i libici liberi di determinare il proprio assetto interno, ma mettendo coi fatti un cartello sulle spiaggie di Tripoli con su scritto “questa è casa nostra, alzate i tacchi”.

Invece ci siamo fatti fregare tutto il piatto, invitando il ladro a cena e regalandogli le chiavi di casa mentre andavamo a letto.

Un buon modo per festeggiare i 150 anni.
Auguri Italia.

 

—-

 

Intervista a Gabriele Adinolfi – “Odissey Dawn: retroscena e prospettive”

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